lunedì 13 novembre 2017

Anna Banti

“Praticamente ho passato in biblioteca tutta la mia giovinezza. Mi sistemavo nelle sale studio al piano superiore, dove c'erano certe cellette, fra gli scaffali, che davano un grande senso di pace. Avevo fatto degli studi molto severi, la mia preparazione intellettuale era di grande rigore.” Questa auto-presentazione ci dice già tutto sull'attività e sulla personalità di Anna Banti, scrittrice di romanzi, racconti, critiche d'arte, saggi, recensioni di libri e di film, orgogliosa della sua cultura e della sua stessa alterezza.
Anna Banti, Romanzi e racconti, I Meridiani, Mondadori, 2013
Anna Banti, Quando anche le donne si misero a dipingere, Abscondita, 2017

lunedì 6 novembre 2017

Ted Hughes

“Non sapevo che stavo sostenendo l'audizione/per il ruolo di primo attore nel tuo dramma,/mimando i primi facili movimenti/come a occhi chiusi, cercando a tentoni il personaggio./Come una marionetta azionata per prova,/o le zampe di una rana morta toccata dagli elettrodi.” I suoi versi più belli Ted Hughes li ha scritti senza dubbio per Sylvia Plath, solo che lei era già morta e non li ha mai letti. Una storia d'amore finita male, una poesia felicemente ispirata. Da riscoprire.
Consigli di lettura:
Ted Hughes, Lettere di compleanno, Mondadori, 1999
Diane W. Middlebrook, Suo marito. Ted Hughes e Sylvia Plath. Ritratto di un matrimonio, Mondadori, 2009

lunedì 30 ottobre 2017

Fausta Cialente

“Mi domando se d'italiano ho solo la lingua. E anche quella per caso. Sono sempre e dovunque straniera”. Nell'introdurre Interno con figure, Fausta Cialente focalizza l'attenzione su una delle caratteristiche della sua vita e anche della sua scrittura. Trieste, Il Cairo, l'Inghilterra sono solo alcuni dei luoghi che influenzeranno la sua attività di scrittrice e traduttrice. Forse l'Italia non l'ha sentita abbastanza 'sua' e l'ha dimenticata, non editando più nemmeno i suoi maggiori successi. Un vero peccato.
Fausta Cialente, Le quattro ragazze Wieselberger, Club degli Editori, 1995
Valeria Consoli, Il Romanzo di Fausta Cialente, Miano, 1984

lunedì 23 ottobre 2017

Mario Soldati

“Fu improvvisamente sicuro, come se una mano misteriosa gli stringesse il cuore per avvertirlo, che a Roma, né a Parigi né a Sydney né a New York se ci fosse andato, non avrebbe trovato una città così bella, così chiara, così logica: un'immagine altrettanto prossima alla città ideale, una città da amare come Torino.” I pensieri di Emilio, protagonista di Le due città, sono in parte autobiografici e ci fanno conoscere la capacità di Soldati di raccontare, sulla pagina ancor prima che sullo schermo.
Mario Soldati, America primo amore, Sellerio, 2005
Luca Malavasi, Mario Soldati, Il Castoro Cinema, 2006

lunedì 16 ottobre 2017

Elizabeth Gaskell

“Come sapete, bambini miei, vostra madre era orfana e figlia unica. Avrete anche sentito dire che vostro nonno era un uomo di chiesa su nel Westmoreland”. C'è un po' della vita di Elizabeth Gaskell, figlia di un pastore e orfana di madre, nell'incipit de La vecchia nutrice. La sua vita sarà segnata da lutti ancor più dolorosi. Il marito la convincerà, allora, a dedicarsi all'attività totalizzante della scrittura. L'inaspettato successo gli varrà l'ammirazione di Dickens e l'amicizia di Charlotte Brontë.
Consigli di lettura:
Elizabeth Gaskell, La vita di Charlotte Brontë, Castelvecchi, 2015
Mara Barbuni, Sui passi di Elizabeth Gaskell, Jo March, 2016

lunedì 9 ottobre 2017

Cesare Pavese

“Anche tu sei l'amore./Sei di sangue e di terra/come gli altri. Cammini/come chi non si stacca/dalla porta di casa./Guardi come chi attende/e non vede. Sei terra/che dolora e che tace./Hai sussulti e stanchezze,/hai parole – cammini/in attesa. L'amore/è il tuo sangue - non altro.” La guerra, le Langhe, gli amori non corrisposti, il carcere, le traduzioni dagli autori americani, tutto in Pavese diventa poesia. Le sue pagine vanno lette tutte. Per tutte la sensazione è la stessa: una profonda, dolorosa bellezza.
Consigli di lettura:
Cesare Pavese, Tutti i romanzi, Einaudi, 2000
Cesare Pavese, Le poesie, Einaudi, 2014

lunedì 2 ottobre 2017

Alda Merini

“Amai teneramente dei dolcissimi amanti/senza che essi sapessero mai nulla./E su questi intessei tele di ragno/e fui preda della mia stessa materia./In me l’anima c'era della meretrice/della santa della sanguinaria e dell'ipocrita./Molti diedero al mio modo di vivere un nome/e fui soltanto una isterica.” In uno dei Venti ritratti, Alda Merini mette anche se stessa. Per l'inizio e la fine del testo sceglie i due poli entro cui scorre la sua vita: per sé l'amore, per gli altri la pazzia.
Consigli di lettura:
Alda Merini, Vuoto d'amore, Einaudi, 2015
Alda Merini, La pazza della porta accanto, Bompiani, 2002